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Quanti di voi sanno che il world wide web è altamente inquinante? Basti pensare che tutte le attività che si svolgono in rete producono il 2% delle emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale e che un singolo messaggio di posta elettronica produce tanta CO2 quanto quella emessa da un’automobile mentre percorre un chilometro di strada. Come ovviare a tutto ciò, considerando il fatto che Internet è in continua espansione e che la proliferazione dei data center sembra inarrestabile?

La risposta arriva da Microsoft che ha messo a punto uno straordinario progetto per la realizzazione di data center sottomarini. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

mare

L’esperimento Project Natick, che prende il nome da una cittadina del Massachusetts e che è stato elaborato dagli esperti della Microsoft Corporation, mira a realizzare in un prossimo futuro l’installazione  di data center sottomarini. In questo modo si punta a ridurre da una parte gli elevati costi sia elettrici che idrici che servono per il raffreddamento dei server e, dall’altra, a limitare in maniera significativa le emissioni di gas serra. L’esperimento Natick, inoltre, sempre in virtù dei principi di eco-sostenibilità, prevede, per la realizzazione dei data center, l’impiego di materiali riciclati e riciclabili.

L’idea di questa innovativa sperimentazione è venuta a Sean James, un dipendente dell’azienda informatica statunitense: l’uomo, infatti, in passato ha trascorso un triennio all’interno di un sottomarino appartenente alla Marina americana.

Secondo James, l’utilizzo di infrastrutture sui fondali dell’oceano, costituirebbe la soluzione definitiva alla complessa gestione dei data center. D’altra parte, a detta del portavoce Microsoft: “Project Natick riflette la continua ricerca di Microsoft per soluzioni di cloud data center che offrano un rapido provisioning, riduzione dei costi, alta reattività e una maggiore ecosostenibilità”.

L’esperimento nelle acque della California

Il primo data center sottomarino, inserito in un’apposita struttura anfibia e denominato Leona Philpot, è stato testato da Microsoft nel 2015 a circa un chilometro al largo della costa pacifica degli Stati Uniti. Ma la fauna marina come ha reagito all’istallazione di questa ingombrante capsula? A detta del team di Microsoft essa si sarebbe adattata nel giro di breve tempo alla presenza del data center sottomarino. Il prossimo test, invece, sarà effettuato nel 2017 al largo della Florida o delle coste del Nord Europa.

I server sottomarini miglioreranno la connessione del 50% della popolazione

Oltre a essere “ecosostenibili”, i server dedicati ai servizi cloud allocati sul fondo dell’oceano saranno anche in grado di ottimizzare la qualità della connessione di coloro che vivono nelle zone costiere o su un’isola. (ricordiamo a tal proposito che circa il 50% della popolazione mondiale abita entro 200 km dalle aree litoranee).

IlTuoSpazioWeb e i principi di eco-sostenibilità

Anche noi de IlTuoSpazioWeb, nel nostro piccolo, abbiamo optato per una soluzione eco-sostenibile: ci serviamo, infatti, di un data center esclusivamente alimentato da risorse rinnovabili e di una infrastruttura in grado di ridurre al minimo il consumo energetico.

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