European-Commission-compressorSono imminenti per gli Stati appartenenti all’Unione Europea significativi cambiamenti che riguardano la disciplina fiscale dei cosiddetti servizi digitali nei rapporti B2C (business to consumer): il calcolo dell’Iva, infatti, si baserà sulla normativa vigente nel Paese di residenza del fruitore finale e non più del fornitore. Al fine di semplificare il sistema di fatturazione la Comunità Europea ha introdotto il regime facoltativo del Mini One Stop Shop (meglio noto come Moss).

 

A partire dal 1° gennaio 2015 si profilano, per i Paesi membri della Comunità Europea, sostanziali cambiamenti in merito alle regole sull’Iva. Il regolamento di esecuzione (UE) n.1042/2013 stabilisce, infatti, che le aziende che erogano servizi digitali (come, ad esempio, registrazione di domini, web hosting, gestione da remoto di software e attrezzature, ecc.) o comunque immateriali (le aste online, la fornitura di servizi di formazione a distanza, la vendita in download di file audio, video, e-book, immagini, testi, app per tablet e smartphone, software, giochi ecc.), dovranno applicare l’Iva secondo le aliquote previste dal Paese di residenza o di domicilio del compratore e non più, come è avvenuto fino a questo momento, in base alla normativa che disciplina l’Iva nel Paese del fornitore.

Ciò significa che se il cliente vive in Irlanda bisognerà applicare un’aliquota Iva pari al 23%, se ha la sua residenza abituale o è domiciliato in Germania, invece, l’aliquota che pagherà sarà pari al 19%.

Le nuove regole Iva, dunque, coinvolgono in linea generale tutte le aziende che si occupano di commercio elettronico diretto, intendendo per esso tutti quei servizi digitali, ovvero immateriali, che vengono acquistati esclusivamente per via telematica. Si tratta di un settore in costante espansione che coinvolge non solo i consumatori privati ma anche un vasto numero di piccole e medie imprese.

Va detto, inoltre, che il commercio elettronico diretto si differenzia da quello indiretto in quanto, in quest’ultimo caso, si verifica un passaggio fisico di beni dal venditore all’acquirente. Sono contemplate nella nuova normativa anche le aziende che operano nell’ambito delle telecomunicazioni (Tlc) e della teleradiodiffusione (broadcasting). Ulteriori precisazioni circa queste ultime due nozioni (telecomunicazione e teleradiodiffusione) sono fornite dagli articoli 6-bis) e 6-ter) del regolamento UE n. 282/2011 del 15 marzo 2011, a loro volta inseriti nell’ultimo regolamento emanato nel 2013 (n. 10422013).

Al via il sistema Moss (Mini One Stop Shop)

Con l’applicazione delle nuove norme sulla fatturazione, il soggetto passivo Iva (ovvero l’azienda che eroga il servizio immateriale tramite Internet) non dovrà necessariamente nominare un proprio rappresentante fiscale in tutti gli Stati membri in cui risiedono i propri clienti privati (B2C – business to consumer), ma potrà registrarsi al portale telematico Moss (a partire dall’ottobre 2014), ovvero il Mini sportello Unico grazie al quale gli operatori economici avranno la possibilità di avere un solo numero identificativo IVA; quest’ultimo viene rilasciato dall’autorità preposta nel Paese membro in cui sono residenti.

L’adesione al Moss che, lo ricordiamo è facoltativa e rappresenta una misura di semplificazione, consente di versare l’Iva sui servizi di e-commerce al Paese membro in cui hanno la sede o una stabile organizzazione, applicando, tuttavia, le aliquote previste dal Paese di residenza dell’acquirente.

Il soggetto passivo che ha effettuato la registrazione al portale del Moss dovrà trasmettere per via telematica i dati trimestrali relativi all’Iva, nonché delle precise informazioni circa i servizi erogati ai clienti che non sono soggetti passivi dell’Iva e che risiedono in uno Stato membro diverso dal proprio. Una volta effettuata la dichiarazione Moss, il Paese membro in cui ha sede l’azienda, rilascerà all’operatore economico il numero di riferimento identificativo, che andrà comunicato quando si effettua il versamento dell’Iva. In seguito spetterà allo Stato membro del consumatore finale ripartire l’Iva tra i diversi Paesi di consumo.

Ricordiamo che, qualora il servizio elettronico erogato sia acquistato da un soggetto passivo Iva (si pensi a un rapporto commerciale tra due imprese), resta valida la regola B2B (business to business), secondo cui il luogo dell’ imposizione corrisponde allo Stato Ue in cui il committente ha la sede della sua attività economica.

Chi decide di servirsi del regime semplificato del Moss non solo deve attenersi all’aliquota Iva prevista dal Paese membro in cui risiede o è domiciliato il proprio consumatore finale, ma deve anche sottostare alle altre disposizioni fiscali che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto. Gli operatori economici che si registrano al portale Moss, pertanto, devono assolutamente conoscere la normativa vigente relativa all’Iva nel Paese Ue di consumo.

A partire dal 1° gennaio 2015 il regime Moss stabilisce regole differenti per le aziende che operano all’interno della Comunità Europea e quelle che operano al suo esterno. Ad esempio le imprese extra-Ue che possiedono presso più Paesi della Comunità stabili organizzazioni, potranno scegliere lo Stato presso il quale desiderano attivare il cosiddetto regime speciale. Gli operatori economici extra Ue che, invece, non hanno in nessuno Stato Ue né la sede economica né una stabile organizzazione, hanno la possibilità di registrarsi presso qualsiasi Stato membro della Comunità Europea.

Va detto, d’altra parte, che le aziende che aderiscono al sistema Moss non hanno diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti; tuttavia è possibile inoltrare una richiesta di rimborso dell’imposta pagata seguendo le indicazioni della procedura prevista dalle direttive n. 2008/8/CE del 12 febbraio 2008 (per gli Stati membri della Ue) e n. 86/560/CEE del 17 novembre 1986 (per gli Stati extra-Ue).

Dati per gli obblighi documentali e contabili

Con l’introduzione della nuova normativa fiscale le aziende che erogano servizi digitali, inoltre, dovranno richiedere alla propria utenza una serie di informazioni utili ai fini della fatturazione (come, ad esempio, il codice fiscale); ciò comporta un inevitabile prolungamento della procedura d’acquisto che potrebbe risultare penalizzante per l’operatore economico, in quanto esiste l’effettivo rischio che i potenziali clienti non portino a termine la transazione.

È stato rilevato, infatti, che i fattori chiave che determinano il buon esito di una vendita telematica (soprattutto se si tratta di beni non particolarmente costosi) sono la facilità di registrazione e la rapidità dell’operazione stessa. Una normativa siffatta, pertanto, produrrà inevitabili effetti negativi per tutti i servizi che riguardano il commercio elettronico diretto.

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